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Maglia storica dell'Italia per la stagione 1994, anno dei Mondiali negli USA.
IL CAMMINO DELL'ITALIA
L'Italia di Arrigo Sacchi inserita nel gruppo 1 torna ad affrontare le qualificazioni mondiali dopo 11 anni (aveva saltato quelle del 1986 come Campione uscente e quelle del 1990 come paese organizzatore), ottenendole a fatica: il principale avversario degli azzurri si rivela essere la Svizzera, allenata da Roy Hodgson, che sfiora la vittoria a Cagliari (in vantaggio dopo 20 minuti per 2-0 viene raggiunta grazie alle reti di Roberto Baggio ed Eranio dopo l'84°) e vince a Berna con rete di Höttiger. L'Italia si gioca la qualificazione a San Siro contro il Portogallo, già battuto 3-1 a Oporto. Il risultato rimane incerto fino all'82°, quando un gol di Dino Baggio regala la qualificazione. Con l'Italia si qualifica alla fase finale anche la Svizzera.
Il 18 Giugno 1994 l'Italia fa il suo esordio, dopo il pareggio a colazione tra Stati Uniti e Svizzera, nella sauna del Silverdome di Detroit, stadio al coperto, tocca all'Italia opposta all'Irlanda di Jack Charlton, a New York. Arrigo Sacchi manda in campo Roberto Baggio e Signori in attacco, sfoderando un classico 4-4-2. Dopo 11 minuti Houghton tenta un tiro dalla lunga distanza, approfittando di un errore di Baresi: Pagliuca battezza la palla fuori, ma questa lo beffa infilandosi sotto la traversa. L'Italia non reagisce, poco incide sulla partita anche "Provvidenza" Massaro: l'unico pericolo per il vecchio Bonner è creato da Signori. La traversa nega a Sheridan il raddoppio, poi Pagliuca sventa su Houghton e Coyne e non succede più niente.
Giovedì 23 giugno l'Italia torna in campo con l'obbligo della vittoria, ancora a New York, contro la Norvegia. Sacchi dirotta in fascia Signori, e mette al fianco di Baggio l'ariete laziale Casiraghi. Benarrivo sostituisce in fascia sinistra Tassotti. Al 13° Berti impegna severamente il portiere scandinavo Thorstvedt, e otto minuti dopo un errore di Benarrivo dà il via alla lunga fuga verso il gol di Leonhardsen: Pagliuca esce precipitosamente sul centrocampista e tocca la palla con la mano fuori area. Secondo le nuove regole, è rosso. Sacchi deve togliere un uomo per far entrare il secondo portiere, Marchegiani, e la scelta cade sul giocatore di maggior classe dei Mondiali: Roberto Baggio. Baggio spiazzato dalla scelta del ct, gli consiglia in mondovisione una visita psichiatrica ("Ma questo è matto", biascica contrariato). In 10 l'Italia fatica parecchio. Nella ripresa Baresi si fa male al menisco ed è costretto ad uscire: entra Apolloni, Maldini diventa capitano. Al 23° Signori pennella dalla trequarti un cross che Dino Baggio gira in rete con un gran colpo di testa. La strenua difesa del vantaggio, già dura in 10, diventa eroica in 9, quando anche Maldini deve uscire e, finite le sostituzioni, l'Italia deve giocare con due giocatori in meno. Ma alla fine, malgrado i crampi e un gol annullato ai norvegesi, l'Italia conquista i tre punti. Ad un turno dalla fine tutte le squadre del girone sono a quota tre puni: infatti, anche il Messico si è rifatto ed ha battuto per 2-1 l'Irlanda con una doppietta di Luis García Postigo.
Il 28 giugno, a Washington, l'Italia affronta il Messico. In un caldo torrido (40 °C) le due squadre si affrontano a spada tratta, ed emergono le maggiori doti tecniche italiane. La più grossa occasione arriva al 44° con l'interista Berti, che per due volte centra Campos. Serve un gol per assicurarsi la qualificazione: Sacchi toglie Casiraghi nell'intervallo ed inserisce Massaro. Dopo tre minuti, il centravanti milanista raccoglie un gran lancio di Albertini e infila con un rasoterra Campos. Dopo un rigore chiesto da Dino Baggio, arriva l'improvviso pareggio messicano, opera di Bernal, che beffa Marchegiani con un diagonale lento ma preciso. Berti fallisce alcune importanti occasioni, ed alla fine è pareggio. A differenza reti uguale (0) per tutte e quattro le squadre, diventano decisivi i gol segnati: Irlanda-Norvegia finisce 0-0, e messicani ed irlandesi (per il confronto diretto favorevole con l’Italia) passano il turno, la Norvegia resta fuori, e il passaggio del turno per gli italiani è appeso ad un filo: per il ripescaggio come migliori terze, servono due squadre classificate terze con punteggio inferiore. La prima c'è già, la Corea del Sud, che ha chiuso il gruppo C terza con 2 punti; per l' Italia, bronzo quattro anni prima, serve la seconda: se nel gruppo B la Russia farà risultato contro il Camerun favorirà il prosieguo nel torneo dell' Italia.
Il 5 luglio, a Boston, l'Italia, che si è qualificata agli ottavi fra le migliori terze, affronta la mina vagante Nigeria. Mussi sostituisce in fascia Paolo Maldini, dirottato al centro per l'assenza di Baresi. A centrocampo,Sacchi da fiducia a Berti, preferito a Dino Baggio; Massaro sostituisce Casiraghi in attacco. La Nigeria, fucina di fantasisti, colloca il centrocampista Oliseh sulle orme di Roberto Baggio. Dopo la prima metà del primo tempo, priva di emozioni al 26° Maldini tocca accidentalmente un pallone proveniente da un corner, la sfera finisce ad Amunike, che infila Marchegiani in uscita. La Nigeria, curiosamente, pare ritrarsi pigramente e sembra timorosa di affondare i colpi. All'intervallo, un pessimo Berti viene rilevato da Dino Baggio, che al 1° della ripresa colpisce il palo. Al 63°, finalmente, debutta il parmense Zola, 18 gol in campionato con il Parma. Dopo appena 12 minuti l'arbitro messicano Arturo Brizio Carter lo espelle per un fallo di reazione inesistente, dopo avergli negato un rigore per fallo di Eguavoen. La Nigeria continua a difendersi aspettando il 90°, e quando mancano 100 secondi al termine, Mussi ruba palla a destra e la serve in mezzo a Baggio, che, appena entrato in area, supera a fil di palo Rufai con un destro che la difesa non riesce ad intercettare per un soffio. Il miracolo è avvenuto. («Roberto ci ha tirati giù dall'aereo» dirà Sacchi). Nei supplementari la Nigeria, comprensibilmente frustrata e incapace di sfruttare anche la superiorità numerica, viene estromessa da un rigore del 'Divin Codino', concesso dall'arbitro per un colpo di falce di Eguavoen su Benarrivo. Ridotta in 9 (i crampi hanno tradito Mussi), l'Italia resiste fino al 120°, sfiorando il 3-1 con Massaro.
All'Italia tocca la Spagna, che ha quattro giorni di riposo in più degli azzurri. Gli iberici, disposti con uno schieramento speculare dal CT Javier Clemente (cinque difensori, quattro centrocampisti e una punta di movimento, Luis Enrique), affrontano un'Italia ancora cambiata: in porta torna Pagliuca, Conte sostituisce Signori e in difesa Tassotti sostituisce lo sfinito Mussi. Con soli 23 gradi, al Foxboro Stadium di Boston, l'Italia gioca bene, e al quarto d'ora sfiora il gol con Roberto Baggio. Gli spazi sono pochi, la Spagna si chiude bene, e allora ci pensa l'ottimo Dino Baggio, con una gran sventola da fuori, al 25°, a portare in vantaggio l'Italia. Caminero e Abelardo sfiorano subito il pari, poi finisce il primo tempo. Al 58° però un tiro di Caminero è involontariamente deviato da Benarrivo e Pagliuca è spiazzato. In seguito entra Berti per Conte, mentre Salinas sostituisce Sergi. A otto minuti dalla fine Julio Salinas si trova solo davanti a Pagliuca, che fallisce l' opportunità e gli tira il pallone sul piede. Tre minuti dopo Nadal incorna a colpo sicuro, ma Costacurta salva sulla linea. Due minuti dopo Berti sradica palla a centrocampo, passa la sfera a Signori, che serve in profondità Baggio, il quale, dalla destra, converge al centro, dribbla Zubizarreta e, in prossimità della linea di fondo, si inventa un chirurgico destro che non dà scampo alla Spagna. L'Italia è in semifinale, l'abbraccio tra Signori e Baggio diventa l'immagine più sfruttata dalle televisioni per rendere gli italiani partecipi del "sogno americano". Nei minuti di recupero Tassotti stende in area lo spagnolo Luis Enrique con una gomitata in faccia: sarebbe calcio di rigore ed espulsione ma l'arbitro ungherese Sándor Puhl concede il vantaggio. Successivamente, grazie alla prova tv Tassotti verrà squalificato otto turni, il che significò per lui la fine della sua carriera azzurra.
In semifinale l'Italia affronta la temuta Bulgaria, anche se la Germania sarebbe stata certamente meno ben accetta. Torna titolare Berti per Conte, Casiraghi toglie il posto a Massaro. Un Albertini stratosferico guida l'Italia all'assalto nella prima mezz'ora: al 20° rimessa di Donadoni, palla a Roberto Baggio, che salta Jankov e Hubčev e mette la palla nell'angolo basso alla sinistra di Mikhailov, con un delizioso tocco di destro. Albertini prima colpisce un palo da 25 metri, poi impegna in angolo Mihailov con un pallonetto, quindi lancia splendidamente Baggio, che sembra chiudere i conti con un preciso rasoterra nell'angolo. Donadoni e Maldini sprecano alcune occasioni e al 44° un'azione personale di Sirakov, steso in area da Pagliuca, provoca il rigore che riapre la partita, trasformato dal solito Stoičkov. Il sole batte a New York. Nella ripresa l'arbitro francese Joël Quiniou nega un rigore alla Bulgaria per un fallo di mano volontario di Costacurta. Al 71° l'episodio chiave: Roberto Baggio esce per una contrattura alla coscia. Berti è consumato dai crampi, ma il finale è azzurro: gli abbracci tra Gigi Riva, accompagnatore azzurro, e tutti i nostri giocatori sono il suggello alla quinta finale della storia azzurra.
Mentre la Svezia sconfigge la Bulgaria, per 4-0 e conquista un onorevolissimo terzo posto (per gli scandinavi è, comunque, il miglior piazzamento della loro storia dopo il secondo posto casalingo del 1958), tutta l'Italia è in ansia per le condizioni di Roberto Baggio che è stato determinante per portare la squadra in finale, ma che è uscito anzitempo contro la Bulgaria per uno stiramento profondo. Sacchi decide di lasciare in panchina l'alternativa a Baggio, uno Zola in grande forma, e rischia l'infortunato Baggio per i grandi meriti che quest'ultimo aveva avuto fino a quel momento, nonostante la serietà dell'infortunio di tre giorni prima. Un fatto che condizionerà la partita. Rilancia anche Baresi, incredibilmente recuperato a 25 giorni dall'infortunio al menisco.
La partita si gioca in un sostanziale equilibrio. Al 11° occasionissima per Massaro, 21° Cafu sostituisce l'infortunato Jorginho. Al 34° Apolloni fa altrettanto con Mussi; Branco mette in difficoltà Pagliuca con una gran punizione, sulla respinta Mazinho si esibisce in un clamoroso liscio. Il caldo asfissiante del Rose Bowl di Pasadena rende le squadre fiacche e stremate; al 75° Pagliuca non controlla una conclusione di Mauro Silva: la palla sfugge dalle mani del portiere e va a stamparsi sul palo alla sua destra. Il bacio del portierone al montante è ormai storia della televisione e dello sport. Sei minuti dopo Donadoni serve Baggio, solo davanti a Taffarel che conclude alto. I supplementari riservano poche emozioni: Sacchi non toglie Roberto Baggio ma mette Evani per Dino Baggio. Ciò nonostante il risultato non si schioda e, per la prima volta nella storia, l'assegnazione della Coppa del Mondo venne decisa ai rigori.
Il primo a tirare è Franco Baresi: il tiro finisce alto. Pagliuca respinge il tiro di Marcio Santos, mantenendo la parità. Albertini segna, Romario colpisce il palo interno e la palla entra, tra la disperazione di Pagliuca; Evani non sbaglia calciando centrale sotto la traversa, Branco calcia nell'angolino spiazzando Pagliuca. Massaro tira male e Taffarel respinge il tiro centrale leggermente sulla destra; Dunga non sbaglia spiazzando Pagliuca. A questo punto il Brasile, a un tiro dalla fine, si trova in vantaggio e per vincere gli basta che l'ultimo loro rigorista faccia gol, anche se Roberto Baggio segnasse. Ma non si arriva all'ultimo rigore, perché Roberto Baggio tira alto. Il Brasile "tetracampeão" dedica il trionfo ad Ayrton Senna, morto a Imola il 1º maggio.
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